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Mi è sempre piaciuto ballare

Mi è sempre piaciuto ballare. Fin da quando ero adolescente l’occasione per poter andare a ballare era un’enorme valvola di sfogo, mi faceva sentire libero e in qualche modo appagato. Con il tempo ho imparato a ballare la salsa, un ballo carico di sensualità e di tecnica che valorizza anche un minimo di applicazione e talento e ti differenzia, in qualche modo, da chi quel ballo non è capace di farlo.

Ho ballato, ballato tanto, e il venerdì sera in piena estate l’appuntamento fisso ti accoglie pieno di armonia profumi e divertimento. “Ciao A”. “Ciao M. come stai ?” “Balliamo?” e via a farsi trasportare dal ritmo caraibico pregno di “vuelte” e sudore.

“Cavolo A…era tanto che non ci si faceva una salsa, .vieni ti presento un’amica”. “Ciao, piacere…io sono A”. “Piacere mio…sono S.”. “Mi fai ballare?” E così, un paio di balli…ma senza nessun secondo fine o interesse particolare.

L’estate passa, come sempre, lenta, afosa e priva di scossoni un venerdì di inizio settembre 2014 è una delle ultime serate dove al “Penelope” si balla all’aperto. Comincio ad andare in giro, in cerca di qualche dama con cui ballare e a un certo punto la sensazione di due occhi addosso…insistenti, .mi giro ed è lì che mi osserva.

Non ho detto nulla, l’ho presa e l’ho fatta ballare, una, due, tre volte…. Poi, come vanno sempre queste cose, un drink, tante chiacchiere, le chiedo il numero, .caz.. me lo da vuoi vedere che.

A fine serata ci si scambia il primo bacio, che bello, che meraviglia. Da lì è cominciato tutto, .ero l’uomo più felice della Terra. Ci vediamo, usciamo, andiamo a sentire musica, al cinema, al museo, io partito a 300 all’ora, lei sempre lontana, scostante. ”Vai piano…” mi diceva “Non correre”

Ma io correvo, io ci ho creduto fin dal primo istante. Passano circa 4 mesi, intensi, bellissimi, .finalmente anche io ho una storia normale! Arriva Natale, prima che lei parta per recarsi da sua madre in bassa Italia ci scambiamo i regali: io le regalo un punto luce con un piccolo diamante, lei mi regala una tazza da te con disegni etnici e una sciarpa., va bene, penso, l’importante è il pensiero.

Parte, mi manca da impazzire, .lei è lontana e non solo fisicamente, pochi messaggi, poche telefonate poco tutto ma io mi stavo innamorando.

Marzo 2015

Ormai per me i tempi sono maturi ed una sera le dico di amarla, come risposta ottengo allusioni evasive, cambi di discorso.”Pazienza”, penso,. “Non sarà ancora pronta”.

Maggio 2015

Durante una splendida passeggiata in un parco, per caso, affrontiamo il discorso e le chiedo, per favore, conoscendo i miei trascorsi (infinite delusioni, prese in giro, la separazione dalla madre di mio figlio), di capire cosa vuole fare da grande. ”Credi in questa storia ? Ho bisogno di saperlo, io mi sto innamorando di te, .se non ci credi dimmelo anche perché tu sei la mia ultima possibilità di realizzare il mio sogno di avere una famiglia, se va male con te io ho chiuso”.

“Bella responsabilità che mi scarichi addosso, se sono qui con te vorrà pur dire qualcosa no ?” “E allora perché non mi dici che cosa provi, che cosa senti ?” “Certe cose non si chiedono, vengono da sé”.

Estate 2015

Lei parte e torna in bassa Italia per le vacanze estive. Io non posso muovermi, ho con me mio figlio e seri problemi economici. Sta via quasi tre mesi, un’eternità, mi manca come l’aria che respiro ma lei sembra non accorgersene: pochi messaggi, poche telefonate, la sensazione è che “si debba fare così” ma da parte sua ne manchi completamente la voglia.  

Settembre 2015 – 1 anno insieme

La vado a prendere il venerdì sera e la porto al mare. Lei adora il mare, hotel carino, solo noi due. Per il sabato sera, data dell’anniversario, ho comprato lo champagne. Andiamo a cena fuori, ristorante specializzato in pesce, lei è bellissima. Mangiamo, beviamo, ridiamo…io ho occhi solo per lei.

Terminata la cena passeggiamo sul lungo mare, la porto al molo e sotto la luna che rischiara le onde le metto in mano un anello con brillante. “Non posso accettarlo, è una responsabilità troppo grande” mi dice.

Mi crolla il mondo addosso, le dico (per recuperare) che il mio è un gesto per farle intendere che sto facendo le cose per bene, che sono serio e che, per il momento, non le sto chiedendo nulla di più.

Lei accetta l’anello con riluttanza, .torniamo in hotel e brindiamo…con un’atmosfera terribile, io ferito..lei imbarazzata, credo. Passiamo la notte con lei che mi piange sul petto e io che la rifiuto perché il colpo è stato durissimo. Al mattino, amandola troppo, lascio stare e vado oltre. Arriva Natale e lei, ovviamente riparte per il paese natio, stesso comportamento delle altre volte.

Aprile 2016

Diagnosticano a mio padre un tumore. L’intervento per la rimozione del problema è previsto per il 17 agosto.

Giugno 2016

E’ il mio compleanno. Dopo 5 anni decido di festeggiarlo. Organizzo una pizza con gli amici e il dopo cena a ballare. A fine cena lei mi dice che è stanca e si fa accompagnare a casa….a ballare ci vado da solo….

Luglio 2016

Quest’anno mi dice, durante le vacanze estive, andrà con sua cugina per in Spagna dove una terza cugina sta facendo un dottorato stile Erasmus…”Bene” penso, io bloccato qui con mio padre con un tumore e lei va a farsi le ferie in Spagna, magnifico !!!

Lei parte per le ferie, la sera della partenza, salendo sull’autobus, praticamente in lacrime mi dice “Ciao cuore”.e durante la notte, durante il viaggio al mio ennesimo “Ti amo” lei mi risponde: “A modo mio ti amo anche io”. Ricomincia il solito andazzo tipico delle sua assenze, Giunta in Spagna Whatsapp non funziona e il telefono è costosissimo, unico modo per tenersi in contatto Messenger di Facebook ma solo quando lei è in appartamento dove c’è il Wi-Fi .per il resto irraggiungibile.

Una agonia, .le telefonate erano della stregua “Mi tolgo sta rogna quotidiana, così sto rompipalle mi lascia tranquilla” messaggi inesistenti e telefonate del tutto asettiche.

Il 15 agosto, esasperato, le scrivo una lettera dove le espongo tutta la mia insofferenza verso il suo comportamento e tutto il bisogno di chiarezza che una relazione di quasi due anni necessita. Per tutta risposta ottengo un “Hai ragione, non si ama così, volevo già parlartene”. Io il giorno 17 sarei  partito per la Svizzera per accompagnare mio padre per l’operazione.

Il 16 agosto riusciamo a parlarci, mi accampa una storia strampalata dove dice di non essere più felice perché io sono arrabbiato con il mondo e vedo tutto nero. Io mi impunto e le chiedo di dirmi se mi ama e se vuole continuare ad essere la mia ragazza diversamente sarò io a chiudere il rapporto, non ottengo altro che silenzio. Lei scompare, io parto per la Svizzera (con lo stato d’animo di un cadavere). Rientro il sabato successivo e lei mi chiama per avere notizie di mio padre, io non reggo il colpo e le vomito addosso tutto il dolore e la frustrazione che provo.

Rimaniamo d’accordo che ci saremmo sentiti nei giorni successivi e che al suo rientro ci saremmo visti per chiarire. Scompare un’altra volta, dopo una settimana la chiamo e dopo alcuni convenevoli le chiedo di mettere fine all’agonia e di parlare chiaro: “Non ti amo quanto mi ami tu, mi sono accorta di guardare altri uomini con occhi diversi, è finita”…

Per me il colpo è devastante, crollo, mi dispero. Comincio ad interrogarmi su che cosa ho sbagliato, sul perché debba finire sempre così, comincio a bere.

settembre 2016

Ci incontriamo a seguito di una mia richiesta di vederla per chiarire alcune cose. Lei è un’altra persona, fredda, glaciale, irriconoscibile. Le chiedo di dirmi se c’è qualcun altro e di fronte alla sua risposta negativa, le chiedo, in onore dei due anni passati insieme, di riprovarci, le dico che sono innamorato pazzo di lei. Lei mi dice che sta bene così e vuole stare da sola. Io sbarello, le vomito nuovamente addosso tutto il dolore che provo, la maltratto, la umilio gettandole sul tavolo una banconota e me ne vado sbattendo la porta.

Comincia la traversata di un oceano di dolore incommensurabile. Perdo ogni interesse per la vita e annego quotidianamente nell’alcool. Dopo 15 giorni lei mi scrive che le manco, che le mancano le telefonate quotidiane. Le rispondo che conosco solo un modo di averla nella mia vita, come donna che amo che cammina al mio fianco. Conclude dicendomi che quando sarò guarito lei sarà lì ad aspettarmi, come amica.

Passo i successivi 8 mesi a disintegrarmi l’esistenza fisicamente e psicologicamente cercando motivazioni, interpretazioni e possibili soluzioni per riaverla.

Ad aprile mi convinco che l’unica strada è quella di ripresentarmi a lei come una persona nuova, riduco l’alcol, mi alleno, tento di ricostruirmi. A giugno le scrivo una lettera di pugno per tentare un riavvicinamento. Di fronte al suo silenzio la chiamo. Mi risponde con riluttanza dicendomi (sarà vero ?) che la mia lettera non le è mai arrivata. “Pazienza” le dico e la invito a bere un caffè, dopo qualche messaggio dove rinnovo l’invito mi dice che prova disagio a sentirmi e a scrivermi (ma non stavi ad aspettarmi come amica ?).

Non l’ho più né vista né sentita da allora, non ballo più, non sento più nulla, non provo più nulla per niente e per nessuno ma in compenso da due anni sono in cura da uno psicoterapeuta perché, alla fine, nonostante tutto, la amo ancora e ne soffro ancora.

da: Andrehas

4 Commenti

  1. Concordo con Rado. Smetti di bere e allenati x te stesso e x tuo figlio. Non per lei. E non rinunciare mai e poi mai alla tua vita e alle tue passioni per una donna. Ti annulleresti.

    • Annullarsi? Già fatto grazie !!
      Ora sto ricostruendo, dopo 4 anni il dolore è diventato compagno di vita ed ho imparato in qualche modo a mitigarlo. La cosa buona di tutta questa storia è che non sono più capace di farmi coinvolgere da nulla e da nessuno.
      Ho perso totalmente la mia componente emozionale (ci sto lavorando con lo psicoterapeuta) ma ho guadagnato una imperturbabilità e un cinismo che non mi apparteneva che mi permette di difendere quel poco di sensibilità che mi è rimasta.

  2. Ho dato ‘na scorsa veloce: sembra che ci sia una bella differenza di età e desideri in questa relazione. Per te lei era l’ultima possibilità , il problema è quello . Concentrati un po’ su te stesso , insegna a tuo figlio a fare lo stesso e non bere come una spugna , daresti solo il cattivo esempio . Soprattutto , vai a ballare ! non concepisco che una donna possa far rinunciare alle proprie passioni è una stronzata

    • La differenza di età non era così ampia come credi. La differenza di maturità e indubbiamente la differenza di coinvolgimento quelle sì erano enormi.
      Mio figlio non mi ha mai visto con la bottiglia in mano, non lo farei mai !!
      Ballare ? E rischiare di ricominciare da capo ? Anche no grazie !!! Tutta questa storia mi ha insegnato parecchio, soprattutto a bastarmi.
      Non ho più intenzione di mettere interamente o anche solo in parte la mia vita nelle mani di qualcun altro, va bene così !!

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